domenica 20 gennaio 2013

Tesla - "The Great Radio Controversy"


Vista così potrebbe sembrare la copertina di un qualche sussidiario di scienze che usavamo a scuola. Invece quel bambino tutto intento ad armeggiare con un telegrafo è il protagonista della copertina di “The Great Radio Controversy”, secondo e straordinario album dei Tesla. Il discorso scientifico tuttavia non è così lontano perché la band prende il nome proprio da un importante fisico e ingegnere statunitense, di origine slava: Nikola Tesla. Quello che i sussidiari non dicono (e nemmeno alcune enciclopedie ndr) è che Nikola Tesla assieme a Guglielmo Marconi fu protagonista dell’accesa controversia che nacque negli Stati Uniti d’America negli anni ’40 per stabilire chi dei due fosse l’inventore della radio. “The Great Radio Controversy” così venne chiamata la disputa, si concluse nel 1943 quando la Corte Suprema degli Stati Uniti sancì la paternità del brevetto a Nikola Tesla; sentenza che tuttavia non è ancora universalmente riconosciuta. Marconi il 12 dicembre 1901 trasmise il primo segnale oltreoceano e l’evento gli fece guadagnare il pieno credito dell’operazione, nonostante lo stesso Tesla dichiarò: “Marconi è un bravo ragazzo. Lasciatelo continuare. Sta usando 17 dei miei brevetti.”
Se consideriamo poi che la sentenza della Corte Suprema non pervenne mai a Tesla in quanto egli morì in solitudine 5 mesi prima, questo album è un chiaro omaggio della band alla memoria dello scienziato, per rendergli onore e non farlo cadere nell’oblio dell’ignoranza. Tornando al nostro fanciullo in copertina, quale miglior similitudine se non quella tra bambino e scienziato? Entrambi sono curiosi, vogliono sperimentare e hanno bisogno di conoscere. Sono spinti da un interesse puro e istintivo che non dovrebbe mai spegnersi in nessuno di noi. Le onde gialle concentriche che si propagano dalla cuffia intendono forse simboleggiare la musica dei Tesla che grazie alla radio si può propagare e diffondere; oppure identificano la vivace attività del cervello del bambino, concentrato e rapito davanti a quel bizzarro marchingegno. Un vortice di energia insomma che viene immortalato quasi come un fermo immagine degli anni ’50, grazie al colore “seppia” dei disegni. Come una vecchia cartolina che sarebbe ingiusto reputare obsoleta, ma piuttosto intramontabile perché ci dev’essere sempre un po’ di quel bambino curioso in ognuno di noi. 

by ^°^ViVa Kudlak^°^